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IL DOTTORE DI EVA, tra scienza, cultura e società

di LAMBERTO COPPOLA

I problemi di salute specifici delle donne sono quindi legati non solo alla loro stessa funzione endocrina, ma anche alla fisiopatologia degli altri sistemi ed apparati corporei che mostrano notevoli differenze rispetto agli uomini, essendo direttamente influenzati dai ciclici mutamenti ormonali correlati con la funzione sessuale, dalla gravidanza e dalla menopausa. La vita riproduttiva, la gravidanza e il parto sono fra i momenti più delicati della vita di una donna. L’assistenza alle partorienti è stata sempre prestata, a titolo più o meno scientifico, sin dall’antichità. Le donne ebree, egiziane, greche, romane, al momento del parto avevano a disposizione almeno una levatrice che le aiutasse a partorire. Nella letteratura classica ci sono numerosi libri dedicati alle malattie delle donne e alla procedura del parto, come ad esempio nel Corpus Hippocraticum, in cui si discute empiricamente di anatomia, di sviluppo fetale, di doglie e di aborto.

Si dovette aspettare il ‘600, per disporre delle prime innovazioni nel campo dell’ostetricia: prima di tutto, il Taglio Cesareo, ad opera del chirurgo francese François Rousset nel 1581, che riuscì a salvare sia il bambino sia la madre; in seguito l’opera pratica e scritta, di François Mauriceau, considerato il più grande ostetrico francese del tempo, il quale rifinì l’uso del forcipe e del taglio cesareo, nonostante la loro elevata pericolosità.

A cavallo tra il ‘600 ed il ‘700 G.B. Morgagni, allievo del Malpighi, dedicò alle patologie femmili e all’ostetricia ben tre capitoli della sua opera maggiore, il “De Sedibus et Causis morborum per anatomes indagates”.

Al ‘700 appartengono importanti figure quali Puzos, che si interessò in particolar modo del distacco della placenta e sue terapie; Sigault, che ideò la sinfisiotomia per aggirare il problema del bacino stretto; Badelocque, che studiò approfonditamente tutti i meccanismi del parto e dei primi momenti di vita del bambino; Denman, che conferì al parto prematuro provocato la dignità di terapia delle complicanze secondarie. Il loro apporto conferì grande lustro a questa disciplina medica, che da poco aveva cominciato a camminare con le proprie gambe e ad esigere una sua autonomia scientifica. Nel 1745 a Parigi fu istituito il primo corso universitario per Levatrici, al quale potevano partecipare anche gli studenti di Medicina. A partire dal 1800, poi, si osservò un grande fiorire di cattedre universitarie dedicate all’ostetricia.

Una grande scoperta di questa metà di secolo fu la possibilità di auscultare il battito cardiaco fetale mediante Stetoscopio (dal greco Stétos = Torace e  Scopéo = Osservo).  Così lo volle chiamare René T.M. Laennec quando nel 1818 presentò questo strano strumento all’Accademia delle Scienze di Parigi. Laennec deve questa sua intuizione al suo carattere timido e riservato: egli, infatti, provava grande imbarazzo “nell’auscultare il petto” delle giovani donne dovendo appoggiare l’orecchio direttamente sui loro seni. All’epoca dei fatti, non avrebbe mai immaginato il successivo utilizzo del suo strumento da parte degli ostetrici per rilevare il battito cardiaco fetale. Con lo stetoscopio di Laennec nacque quindi la prima semeiotica fetale, vale a dire la moderna medicina perinatale.

Altra pietra miliare fu la lotta contro la dilagante infezione puerperale che iniziò ad essere tenuta sotto controllo tramite un’accurata igiene personale del medico, degli assistenti, nonché delle stanze deputate al parto e alla degenza. Tale pratica però fu osteggiata essendo considerata, per molto tempo, inammissibile e superflua.

La scoperta della Sepsi e dell’Antisepsi da parte di Ignaz Philip Seemmelweis (1818 – 1865), rese le procedure di “sanificazione” di attrezzature, ambiente e personale sanitario indispensabili nella prevenzione delle infezioni in generale e non solo in campo ostetrico. Dal  3 al 12,2 il terribile “male del parto sono le dita degli studenti, - osservò Semmelweis - contaminatesi nel corso delle recenti dissezioni che portano le particelle cadaveriche negli organi delle gravide, soprattutto all’altezza del collo dell’utero…”.

Quando il Prof. Semmelweis obbligò i suoi studenti e tutti i medici non solo a lavarsi le mani con acqua e sapone, ma anche alla loro “deodorazione” con cloruro di calce, la mortalità delle donne dopo il parto scese addirittura allo 0,5%.

Abbiamo parlato di “deodorazione”, perché all’epoca dei fatti non emanare cattivo odore dalle mani era il solo modo per poter capire l’eventuale possibilità di trasmissione “iatrogena” degli ancora sconosciuti microrganismi che solo più tardi furono scoperti da Koch, Pasteur e Lister.

A quei tempi però le donne morivano di parto anche perché spesso il “loro dottore” o/e “le levatrici” non riuscivano ad estrarre il feto dall’utero a causa delle anomalie di posizione e/o presentazione e/o per sproporzione feto pelvica.

Ricorrere al Taglio Cesareo era la sicura condanna a morte della povera donna. Il 21 maggio 1876 però Edoardo Porro nella modesta aula della Clinica Ostetrica dell’Università di Pavia eseguì per la prima volta il suo “Taglio cesareo demolitore” sulla Sig.ra Giulia Cavallini, “una povera e deforme donnetta acondroplasica” - come egli stesso la definì - estraendo dall’utero una bambina di viva e vitale di 3.300 grammi e soprattutto senza che la stessa madre morisse. Scrisse il Calderini nel 1908 che: “… all’ostetrico italiano nessuno potrà mai disconoscere il merito di aver per primo attuato l’operazione di amputazione del corpo uterino e degli annessi e successiva fissazione del moncone all’angolo inferiore della ferita, con il deliberato scopo di togliere la sorgente dell’emorragia e della peritonite.”

Agli arbori del XX secolo, unanime fu il consenso dei “Dottori di Eva” sulla necessità che il taglio cesareo conservatore dovesse entrare nel dominio della pratica ostetrica onde evitare le mutilazioni dell’intervento di Porro, naturalmente poco accettate dalle giovani madri.

Il Bile durante XXII Congresso della Società Italiana di Ostetricia e Ginecologia nella sua relazione  “Sul valore sociale e clinico del Taglio Cesareo” sostenne che occorreva quindi eliminare i pericoli maggiori che insidiavano la buona riuscita dell’operazione cesarea, vale a dire l’emorragia determinata dall’isterotomia e l’infezione secondaria alla contaminazione peritoneale da parte del liquido amniotico e/o del meconio, specie dopo rottura delle membrane.

Nei primi anni del novecento, quindi, Frank introdusse il Taglio Cesareo sul Segmento Inferiore (1907) che permise di evitare non solo le suddette complicazioni legate alla tecnica chirurgica, come l’emorragia e l’infezione, ma anche la rottura spontanea dell’utero nelle gravidanze successive. Nel 1908 però il Sellheim propose la via extraperitoneale come accesso al segmento uterino inferiore, utilizzando l’incisione di Pfannestiel. Egli stesso comunque non ebbe i risultati sperati per cui praticò tante varianti del suo intervento che alla fine non fecero altro che riavvicinarlo alla tecnica originale di Frank.

Il nostro Enrico Pestalozza a tal proposito scrisse: “… dire che il taglio cesareo extraperitoneale dovrà sostituire il classico equivale voler sostituire alla semplicità la complicazione”.

Le innovazioni e i perfezionamenti degli strumenti a disposizione continuarono in tutto il XX secolo, per cui la “Medicina di Eva” si affermò anche nel campo chirurgico come disciplina autonoma ed indipendente dalla Chirurgia Generale della quale aveva fino ad allora fatto parte, essendone sempre ad essa subalterna. Ricordiamo, tuttavia, che questa affermazione di indipendenza arrivò in Italia solo intorno agli anni ‘40 ad opera di personaggi quali Paolo Gaifami. Ricordò il Revoltella, durante la sua commemorazione, che nel 1943, poco prima della sua morte sotto i bombardamenti romani, essendoci in Padova il congresso della Sezione Triveneta della Società Italiana di Ostetricia e Ginecologia sul carcinoma uterino, “ottenne che il massimo contributo scientifico sull’argomento fosse portato dai Ginecologi e non dai Chirurghi come era nell’ordine naturale delle cose” .

Poi nell’immediato dopoguerra, il 4 Gennaio 1948, la fondazione dell’A.O.G.O.I. (Associazione Ostetrico Ginecologi Ospedalieri Italiani) con a capo Fortunato Montuoro stigmatizzò l’indipendenza delle divisioni ostetrico–ginecologiche ospedaliere dal monopolio della Chirurgia Generale a difesa di un medico libero di interessarsi della salute di Eva sotto tutti gli aspetti, non solo medici e chirurgici, ma anche, e non ultimi, quelli sociali ed antropologici.

Vorremmo a tal proposito ricordare quanto, già negli anni ‘30, il Montuoro sia stato vicino alla figura del “Dottore di Eva”, riportando integralmente i consigli che egli dava attraverso le sue “Conversazioni di Ostetricia e Ginecologia” al giovane ginecologo che andava ad effettuare la prima visita presso una famiglia: “Tu vai a sostenere un esame sottile e minuzioso che deciderà del tuo futuro presso quella famiglia. Ti guarderanno le scarpe, gli abiti e le mani. Osserveranno come ti presenti, come parli, come esponi le tue idee sulla diagnosi e sulla cura. Che cosa ti devo insegnare? Che devi essere vestito con decenza, che devi curare la tua persona e le tue mani, che non devi portare scarpe risuolate? Cose intuitive... Le scarpe risuolate lasciale a qualche vecchio medico di campagna... Guardati e sorvegliati. La gioventù è difficile a disciplinare. La severità dei tuoi studi nella sale anatomiche, nelle corsie doloranti, la visione giornaliera delle spiacevoli miserie fisiche, ti hanno già dato una serietà e una compostezza che manca ai giovani laureati nelle altre discipline.”

Ed ancora, a proposito del parto indolore: “Da molti anni l’industria chimica d’oltr’Alpe – scrive il Montuoro -  si accanisce a voler regalare agli Ostetrici il prodotto ideale per far partorire le donne senza dolore. Ma gli Ostetrici – parlo di coloro che sono degni di questo nome – non hanno abboccato all’amo … un ostetrico non sa quanto deve durare un travaglio di parto … non c’è niente di più imprecisabile … Tenere una partoriente in uno stato di semi coscienza per un tempo indeterminato, è tale una fatica ed una responsabilità che nessuno è disposto ad assumere”. Per quanto riguarda questo giudizio del Montuoro sul “Parto indolore” oggi crediamo che probabilmente, all’epoca in cui egli scrisse questa considerazione, i tempi non erano ancora maturi, non solo dal punto di vista scientifico, ma soprattutto da quello sociale e antropologico. La donna era ancora l’angelo del focolare domestico, deputata a partorire con dolore per volere divino e ad allevare la progenie, vale a dire che essa era “la mater familias” e basta.

Riteniamo che molti degli Ostetrici di allora fossero sicuramente d’accordo con Lui ed avevano tutte le buone ragioni per non accettare gli interventi medici atti ad alleviare il dolore del parto.Ma un trentennio più tardi, negli anni ‘60, nasce la Società Italiana di Psicoprofilassi Ostetrica (S.I.P.P.O), soprattutto per opera di Ferruccio Miraglia. Il “Dottore di Eva”la vita di madre e figlio. aiuta le partorienti con un’ostetricia fatta di ginnastica, preparazione respiratoria e, su richiesta anche di terapia del dolore, mediante l’utilizzo di anestetici (locali, regionali, spinali ed endovenosi), che diminuiscono la sensibilità dolorifica della paziente senza incidere sulle contrazioni e soprattutto senza produrre effetti tossici sul nascituro, nel rispetto dell’obiettivo principale dell’ostetricia: salvaguardare

Partorire con il minimo dolore e la massima sicurezza è lo slogan della donna del XXI secolo… di gran lunga lontano dalla biblica penitenza predetta per Eva a causa del “peccato originale”, vale a dire : "donna tu partorirai con dolore".

È giusto quindi che il ginecologo moderno si occupi anche di tutto ciò? Nella Costituzione dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, la salute è definita come uno stato di benessere fisico, mentale e sociale, e non semplicemente come assenza di malattia o infermità. Questa definizione, per quanto idealistica ed auspicabile possa apparire, non  è sempre applicabile. Una donna che porta una gravidanza non desiderata, non può essere considerata sana solo perché la sua pressione sanguigna è normale ed il feto ha un profilo biofisico nella norma?

Uno studio, del 1998, del Centro di ricerca Innocenti dell'Unicef di Firenze ha calcolato che 60 milioni di donne in tutto il mondo sono state uccise da mariti, padri, fidanzati e ancor di più sottoposte a violenza coniugale e discriminazione nell'accesso all'educazione.

“Occuparsi dell’assistenza della donna violentata fa parte della professionalità dei ginecologi - sostiene oggi l’AOGOI attraverso l’articolo di Valeria Dubini su Gyneco – che hanno la responsabilità della salute e del benessere delle loro assistite”.

La nostra professione è posta quindi di fronte ad una sfida quotidiana e deve adattarsi al bisogno di salute delle donne,  rispondendo non solo alle loro esigenze, ma soprattutto alle aspettative future. In quest’ottica nasce quindi nel XX secolo, precisamente nel 1928, la prevenzione dei tumori della sfera sessuale femminile grazie allo scienziato greco George Nicholas Papanicolaou. A lui si deve la scoperta della singolare colorazione delle cellule quotidianamente esfoliate dal collo uterino e che, assumendo precocemente caratteristiche morfologiche atipiche, sono predittive del cervicocarcinoma prima che questo possa essere riconosciuto clinicamente. Malgrado lo scetticismo inizialmente manifestato in varie parti del mondo, il “Pap Test” nel 1945 venne poi promosso come il primo screening dei tumori della cervice uterina nel Massachussets.

Oggi sappiamo che la presenza di alcune forme di Papilloma Virus (HPV) sulla superficie del collo dell’utero possono essere responsabili dei tumori del tipo squamocellulare, che esso viene trasmesso per via sessuale senza provocare in genere alcun sintomo soggettivo e che, pur essendo nell’80% autoeliminato dall’organismo, in quel 20% in cui rimane, può a lungo termine diventare un importante “fattore oncogenetico”, come spiega Mario Sideri, condirettore dell’Unità di Ginecologia Preventiva dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano. Ecco perché  la “Medicina di Eva” oggi si prodiga anche nel prevenire il contagio. È appena stato pubblicato infatti il risultato di un’ampia sperimentazione con un vaccino tetrvalente, cioè diretto non solo contro i ceppi 16 e 18 del virus HPV, considerati ad alto rischio, ma anche verso i ceppi 6 e 11 più comuni nel maschio.

In Italia il vaccino sarà nelle farmacie a partire dall’8 marzo 2007, non a caso nel giorno della festa della donna. Il vaccino per ora è a totale carico dei pazienti e i costo  è di 540 Euro per le 3 dosi che dovranno praticarsi in 6 mesi. Potranno essere vaccinati i giovani di entrambe i sessi dai 9 ai 26 anni.


Ginecologia  ed emancipazione femminile: un giusto binomio

Noi, come professionisti cui è affidata la salute delle donne, non possiamo quindi essere indifferenti alla battaglia sociale condotta dalle donne . Battaglia che le donne hanno condotto attraverso un percorso lungo e difficile verso l’emancipazione e l’affermazione dei propri diritti. Basti pensare che nel Codice di Famiglia del 1865 le donne non avevano ancora il diritto di esercitare la tutela sui figli legittimi e l’articolo 486 del Codice Penale prevedeva una pena detentiva da tre mesi a due anni per la donna adultera, mentre puniva il marito solo in caso di concubinato. Il fascismo, poi, inaugurò una sua politica sul tema dei diritti delle donne, spingendole quanto più possibile entro le mura domestiche, secondo lo slogan: "la maternità sta alla donna come la guerra sta all’uomo", scritto sui quaderni delle Piccole Italiane. Quest’affermazione, oggi inaccettabile, ebbe comunque all’epoca il merito di porre l’attenzione sulla necessità di tutelare le donne ed i loro figli grazie alla presenza su tutto il territorio nazionale di una fitta rete dei Consultori dell’Opera Nazionale per la protezione della Maternità e dell’Infanzia (ONMI). Le mogli prolifiche venivano insignite di apposite medaglie e quelle infertili potevano essere curate con qualsiasi mezzo pur di dare “Figli alla Lupa”, tanto che Giuseppe Tesauro  nel 1938 durante il XXXV Congresso della Società Italiana di Ostetricia e Ginecologia sostenne: “Poter contribuire modestamente alla cura della sterilità diventa doveroso da parte di tutti noi  che nell’espletamento della nostra professione sentiamo l’orgoglio di essere considerati militi del regime, permanentemente mobilitati per la battaglia demografica impostata sulla concezione Mussoliniana del numerus rei publicae fundamentum”. Per ulteriori progressi bisognerà aspettare la fine del fascismo, quando nel 1948 la «Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo» proclamò gli stessi diritti per tutti gli esseri umani.

Il 18 dicembre 1979 ha poi luogo la «Convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna» (CEDAW) che impone ai 169 Stati signatari di abolire le discriminazioni nei confronti delle donne e di realizzare le pari opportunità.

Anche le porte della Res Pubblica sono state aperte alle donne molto lentamente, dal diritto al voto (2 giugno 1946), alla copertura di ruoli istituzionali sempre più importanti, primo fra tutti nel 1951 quello di Angela Cingolani, nominata sottosegretaria dell’Industria e del Commercio. Nel 1958 viene poi approvata la legge Merlin con la quale si aboliva lo sfruttamento statale della prostituzione. Nel 1959 nasce il corpo di Polizia Femminile e nel 1961 viene aperta alle donne anche la carriera diplomatica e in magistratura. Si è poi dovuto aspettare l’ultimo terzo di secolo per assistere alla concessione del divorzio (1970), confermata ulteriormente dal referendum del 1974, alla parità legale fra i coniugi attraverso la riforma del diritto di famiglia del 1975 e alla legalizzazione dell’aborto (1978) .

Queste ed altre conquiste della donna nel XX secolo sono state determinate da molti motivi storici, politici e sociali, ma sicuramente un grosso ruolo è stato determinato dalla possibilità che le donne hanno avuto nel controllare la propria fertilità mediante la moderna contraccezione, dissociando così il ruolo di madre da quello di donna

 

Arriva la sessualità senza riproduzione

Il rapporto sessuale fra maschio e femmina, infatti, non è solo una legge naturale che ha come scopo primario quello di conservare la specie, ma è anche gioco, divertimento, vivere sensazioni differenti e sempre più profonde. Tenuto conto che le donne hanno un periodo di fertilità di circa un trentennio, hanno da sempre sentito l’esigenza di una sessualità non solo procreativa, ma anche e soprattutto creativa e ricreativa. Se è vero che la storia della contraccezio­ne è antichissima è pure vero che con il diffondersi del cristianesimo si è assistito, soprattutto nei paesi occidentali, ad un atteggiamento integralista di rigidità a qualsiasi procedura scientifica di controllo delle nascite, al punto da permettere anche nell'ambito matrimoniale solo i rapporti tesi alla procreazione.

Al massimo venivano illustrati e propagandati i metodi naturali come quello descritto da Ogino e Knaus durante il ventennio fascista, il “Sintotermico” proposto negli anni ’70 dai coniugi Billings,  ancora oggi ben radicato in Italia, specialmente in alcuni ospedali cattolici. È interessante ricordare che inizialmente il metodo di Ogino e Knaus fu adottato come parte integrante della propaganda fascista che, attraverso la complicità del “Dottore di Eva”, aveva lo scopo di  implementare le nascite nelle famiglie italiane. “Donne, date figli alla Lupa!”, era lo slogan in voga in quei tempi.

Solo nel dopoguerra il metodo naturale di  Ogino e Knaus venne consigliato, complice appunto la chiesa, con l’obiettivo opposto, vale a dire per riconoscere i periodi in cui ci si doveva astenere dai rapporti sessuali per non avere gravidanze poco opportune per la grande crisi economica in cui versavano tra gli anni ‘40 e ‘50 sia il Nostro Paese sia l’intera Europa.

Ma ecco che in questo contesto ancora una volta la scienza viene incontro alle necessità delle donne per merito di Gregory Pincus, il biologo che inventò la contraccezione orale, ma già conosciuto sin dal 1932 come il “Frankenstein della scienza americana” per i sui studi sulla partenogenesi. Nel 1951 ebbe un contributo di 40.000 dollari dalla signora McCormick, miliardaria americana ed amica di Margaret Sanger fondatrice del “Movimento internazionale per il controllo delle nascite”, con l’unica raccomandazione: “…Faccia tutto il possibile, vogliamo rapidamente un risultato!”. Grazie anche ai precedenti studi di Makepeace, Weinstein e Friedman, nonché alla collaborazione di Chueg Chang e del ginecologo John Rock, venne messa a punto negli Stati Uniti la pillola orale ad azione contraccettiva (denominata ENOVID), in cui erano associati estrogeni e derivati chimici del progesterone (progestinici!) erano capaci di inibire l’attività ipofisaria femminile. I brillanti risultati ottenuti durante la sperimentazione clinica di massa in Portorico dall’aprile del 1956 e pubblicati poi nel 1959 dallo stesso Pincus dettero ragione ai ricercatori. Nel 1961 la pillola arriva in Europa e poco dopo in Australia con il nome di ANOVLAR. In Italia arrivò nel ’65, ma sin dall’inizio fu disponibile in farmacia sotto prescrizione medica solo per indicazioni terapeutiche quali “menometrorragie funzionali e turbe del ciclo mestruale”, a causa dell’opposizione dello Stato (all’epoca vigeva ancora il Codice Rocco ed il controllo della fecondità era considerato un "attentato all’integrità della stirpe") e della Chiesa (nel luglio 1968, il Pontefice Paolo VI sconfessava come immorale l’uso della pillola nell’Enciclica Humanae Vitae). Malgrado ciò, nel 1971 in Italia, l’associazione Italiana per l’educazione Demografica (AIED) ottenne l’abrogazione dell’articolo del codice penale che vietava la propaganda e l’utilizzo di qualsiasi mezzo contraccettivo. Nel ‘76 il Ministro della Sanità abrogò le norme che vietavano la vendita della pillola anticoncezionale e, dopo 11 anni, la pillola arrivò nelle farmacie italiane riportando l’indicazione “contraccettivo” sul bugiardino e sulla scheda tecnica.

Il successo non modificò la vita di Gregory Pincus, uomo modesto e geloso della propria privacy, che dopo la “la grande avventura della Pillola” si ritirò a Boston e tornò a dividere il proprio tempo tra le lezioni all’università e il lavoro di ricerca alla Fondazione Worcester. Morì nell’agosto 1967, ucciso da metaplasia mieloide, non potendo assistere così al grande risvolto sociale ed antropologico avvenuto nel mondo femminile, anche grazie alla sua scoperta. Infatti già nel 1968, grazie alla rivolta studentesca e alla rivoluzione sessuale, la “Pillola di Pincus” diventò il simbolo di cambiamenti sociali nell’Europa Occidentale.

 La dissociazione dell'atto sessuale dalla riproduzione ha permesso alla donna di svincolarsi dal solo ruolo di madre per potersi affermare anche come individuo sociale, attivo in molti ambienti soprattutto in quello lavorativo. Tuttavia ogni conquista ha uno prezzo da pagare. Negli ultimi decenni, infatti, il tasso totale di fertilità è continuato a scendere in tutte le regio­ni del mondo e si prevede che continuerà a diminuire nei prossimi anni fino a crollare a 2,36 % negli anni 2020-2025. 

 

E poi arriva anche la riproduzione senza sessualità

Ancora una volta è il ginecologo, questa volta insieme all’andrologo, che viene incontro ai bisogni della coppia. Risale già alla  prima metà del XX secolo la scoperta dei principali ormoni della fertilità: Doisy nel 1935 ottenne dal liquido follicolare un ormone cristallizzato, da lui battezzato col nome  di “Follicolina” (oggi 17b Estradiolo); la scoperta e l’applicazione in terapia degli Stilbeni dovuta a Dodds, Goldberg, Robinson e Noble. Sebbene già nel 1929 Corner ed Allen erano riusciti a preparare degli estratti di corpo luteo, dimostrando così la specifica funzione di questa formazione ovarica, la produzione per via sintetica della LUTEINA (Progesterone) avvenne qualche anno più tardi grazie alla contemporanea intuizione nel 1934 di Slotta in Gemania, Fels e Butenandt in America ed Hartmann in Svizzera.

Tuttavia, nonostante i grandi sviluppi dell’endocrinologia degli ormoni sessuali, il nostro Eugenio Maurizio nel 1939 ammoniva in questo modo: “Esiste una grande differenza tra l’ovaio chimico e l’ovaio vivo. Noi non possiamo sostituire completamente l’ovaio funzionante  con   i  preparati ovarici e chimici, perché l’ovaio non è un organo indipendente, ma agisce in rapporto ad altre ghiandole endocrine e con il sistema nervoso vegetativo.  Questi rapporti  non sono completamente svelati”.

Negli anni '50 poi, grazie a Bruno Lunelfeeld ed all'italiano Donini, sono state messe a punto le gonadotropine HMG estratte dalle urine delle donne in menopausa, permettendo così di risolvere problemi come l'anovularietà nella donna e/o l’ipospermatogenesi nel maschio. Successivamente gli induttori della gametogenesi sono sempre migliorati sino ad arrivare , alla fine degli anni ‘90 alla formulazione di FSH ricombinante e, all’inizio del XXI secolo, alla sintesi di  LH e HCG ricombinanti.

“L’ovaio chimico” di cui parlava il Maurizio nel 1939 è finalmente arrivato ed è simile nella sua funzione “all’ovaio vivo” … addirittura oggi si è giunti persino alla stimolazione ovocitaria in vitro e alla criopreservazione della fertilità gonadica, specie nei casi in cui le donne devono per problemi oncologici sottoporsi a terapie mediche e/o chirurgiche che potranno renderle completamente sterili.

Tornando agli agli anni '50, ricordiamo che proprio in quel periodo prese veramente piede la tecnica della Fecondazione Artificiale omologa. In pochi però ebbero il coraggio di prendere in considerazione la Fecondazione Eterologa e tra questi ricordiamo Giovanni Traina di Bari che per questo fu molto criticato dal mondo accademico ed attaccato dalla Chiesa Cattolica.

Nonostante tutto ciò il ricorso alle tecniche di procreazione assistita continuò a crescere.

Nel 1958 cominciò in campo animale la storia della fecondazione in vitro con embrio-transfer grazie ai ricercatori McLaren e Biggers che impiantarono blastocisti di ratto nell'utero di una “madre adottiva”, ottenendo feti di ratto normali, poi risultati anche normalmente fertili.

Ma è negli anni '60 che, con lo scienziato Robert Edwars e il ginecologo Patrics Steptoe, cominciò quella vera e fattiva collaborazione medico - biologica, grazie alla quale nel 1978 si ottenne il concepimento extracorporeo e quindi il 26 luglio 1978 la nascita di Louise Brown, la “prima bambina della  provetta”.  Da quel momento in poi l'interazione tra medicina e biologia ha posto le basi alla nuova disciplina scientifica che ora definiamo Fisiopatologia della Riproduzione Umana, grazie anche all’avvento di nostre scuole italiane, che hanno poi creato in Europa le “palestre formative” degli specialisti di oggi. Ricordiamo Ettore Cittadini ed Eleonora Cefalù di Palermo per la sterilità di coppia e per la procreazione assistita, primo ad ottenere nel 1981 e con equipe tutta italiana una gravidanza dopo FIVET, contendendosi cosi il primato con Vincenzo Abate di Napoli, che sei mesi prima fu però coadiuvato da un gruppo di scienziati australiani; Carlo Flamigni  di Bologna, grande esperto di Endocrinologia Ginecologica in genere e degli Steroidi Sessuali in particolare, che grazie alla tenacia e la volontà di Luca Gianaroli ed Anna Pia Ferraretti (oggi  a Bologna coordinatori del Centro SISMER)  ha sviluppato nella sua scuola il settore della Fecondazione in Vitro con  tecnologie di alto livello; Luigi De Cecco di Genova e Paolo Quartararo di Palermo per la pianificazione familiare e contraccezione; Pier Giorgio Crosignani e Guido Ragni di Milano per i loro studi sulla Prolattina e sul rapporto tra peso corporeo e funzione ovarica; Andrea Gennazzani di Pisa per la neuroendocrinologia ginecologica e per la menopausa; Emanuele Lauricella che fondò il Cecos Italia il 27 Aprile 1984, sull'esempio della Federazione francese Cecos France, istituita da George David negli anni 70, associazione di Centri che in assenza di una legislazione operavano nel campo della fecondazione artificiale con un preciso e rigido codice di autoregolamentazione; Giampiero Palermo di Brindisi che nel 1992, durante il suo soggiorno professionale in Belgio,  forse per un provvidenziale ed involontario errore, inventò e praticò per primo al mondo la ICSI (Iniezione Intra Citoplasmatica dello Spermatozoo), tecnica che senza passare da alcuna preventiva sperimentazione animale si è poi dimostrata rivoluzionaria nel campo della riproduzione umana; Fabrizio Menchini Fabris di Pisa, Aldo Isidori  e Franco Dondero di Roma grazie ai quali, con la fondazione della Società Italiana di Andrologia nel 1976 e con l’istituzione a Pisa nel 1977 della Scuola di Specializzazione in Andrologia … “Finalmente anche Adamo ebbe il suo medico”.

 Con tutti questi personaggi il “Dottore ”esce dalla sala parto e dalla sala operatoria ed inizia un programma discorsivo nel territorio, soprattutto con le associazioni femminili e, attraverso i mass media,  con i gruppi femministi di quel tempo.   Finalmente “EVA” inizia a conoscersi e a capire gli intimi meccanismi fisiologici ed antropologici dell’essere una donna, ma soprattutto si rende conto che “ADAMO” non è il vero “SESSO FORTE”…: in realtà egli ha tante debolezze! 


LAMBERTO COPPOLA


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