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SE FAI LA FIVET... ATTENZIONE A TUO MARITO !!!

Quello dell’infertilità maschile è un problema che, negli ultimi anni, è andato sempre più incrementando non solo per l’aumento dell’età in cui si tenta il concepimento del primo figlio, ma presumibilmente anche a causa dell’influenza negativa di numerosi fattori ambientali nocivi e delle mutate abitudini sessuali.

La figura dell’Andrologo specialista, con competenze mediche, chirurgiche, endocrinologiche e, soprattutto laboratoristiche, riveste un ruolo centrale nel trattamento dell’infertilità di coppia a partire dalla sua diagnosi fino alla sua risoluzione. Un ruolo determinante anche quando si debba ricorrere a tecniche di riproduzione assistita e nei programmi di ovodonazione (non permessi in Italia), in cui spesso l’età riproduttiva è notoriamente superiore alla media.

Nella valutazione della coppia infertile è necessario unire le forze di numerose figure specialistiche, contando sulla
sinergica collaborazione tra Andrologo clinico, Ginecologo, Biologo della Riproduzione, Embriologo ed Informatico.

Le indagini andrologiche spaziano dalla valutazione clinica e strumentale da eseguire in fase preliminare (anamnesi, esame obiettivo, ecografia, eco-color Doppler, etc.), ai vari esami da effettuare sul liquido seminale.

Riguardo quest’ultimo, i parametri minimi di valutazione del seme comprendono:

1.
parametri dell'eiaculato: pH, caratteristiche reologiche (aspetto, fluidificazione, viscosità);
2.
parametri degli spermatozoi: concentrazione per ml, numero per eiaculato, motilità, morfologia, eventuale presenza di eritrociti, leucociti, corpuscoli prostatici, cellule epiteliali, elementi della linea spermatogenetica e zone di spermioagglutinazione.

Ultimamente, a supporto del cosiddetto "occhio clinico del laboratorista", sono stati progettati una serie di software che consentono di automatizzare l’analisi del liquido seminale, perfezionandola e stardardizzandola.

Il sistema utilizzato nel nostro Centro è conosciuto con l’acronimo SCA (Semen Class Analyzer), un processo che perfeziona la qualità dell’analisi del liquido seminale il cui risultato deve essere valutato in stretta simbiosi con l’andrologo clinico e senza sostituire la figura e l’esperienza del biologo.


Tale strumento è di supporto nell’esecuzione di alcune analisi più dettagliate sugli spermatozoi, quali, ad esempio, la determinazione del livello di frammentazione del DNA nemaspermico. L’indicazione a tale metodica è ravvisabile non solo nelle coppie infertili in cui si riconosce un fattore maschile (Varicocele, Prostatite etc.), ma anche negli uomini fertili “Over 40” soprattutto prima di un programma di ovodonazione nella partner.


Alcuni esempi eclatanti passati alla ribalta della cronaca ci dimostrano che anche personaggi “attempati” (vedi Pablo Picasso, Charlie Chaplin, Anthony Quinn e Marlon Brando) hanno avuto la capacità di essere padri in età avanzata, ma l’età maschile rappresenta un punto di controversia nella letteratura medica attuale.
Al contrario della donna, non risulta essere un elemento certo e selettivo nel determinare reali alterazione del potere fecondante. Nell’uomo infatti, in cui peraltro non è identificabile un momento equivalente alla menopausa, si ha la continua produzione degli spermatozoi sino alla tarda età, mentre le alterazioni ormonali, che pure si verificano, non sembrerebbero influenzare tale capacità. A rendere ulteriormente controversa l’età maschile quale fattore di riduzione della capacità fertile sono i contrastanti riscontri in letteratura sui parametri seminali. Mentre alcuni lavori sottolineano la diminuzione della motilità dei gameti, altri evidenziano un aumento del numero di spermatozoi normali.

A dirimere la controversia è stato un articolo del 2006 pubblicato dalla prestigiosa rivista di settore Fertility and Sterilità. Nel lavoro sono stati analizzati i dati provenienti dal Registro Nazionale FIVET Francese (FIVNAT) ed in particolare l’età paterna di 1.938 coppie sottoposte a PMA per sola indicazione tubarica, vale a dire casi in cui tutti gli altri fattori di sterilità, compreso appunto quello maschile, erano stati esclusi. Premessa quindi la normalità del liquido seminale, questo studio retrospettivo non solo ha confermato l’influenza negativa dell’età femminile, ma ha dimostrato anche un netto aumento di fallimento riproduttivo nelle coppie con partner maschile “over 40”, rispetto a quelle in cui l’età paterna era “under 30”.

Tale differenza si è dimostrata maggiormente evidente quando anche l’età femminile superava i 35 anni.
Teoricamente, sulla base dei suddetti dati statistici, possiamo desumere che anche nell’uomo l’età potrebbe interferire con la fertilità; ad oggi però manca la ricerca scientifica di base che lo documenti. Non sono infatti completamente noti i meccanismi che regolano il potere fecondante del maschio, per cui risulta ancora difficile stabilire i criteri entro i quali confinarne la fertilità.

Secondo quanto osservato nel nostro Centro, i soggetti con un campione seminale che presenti una frammentazione del DNA maggiore del 20%, hanno una prognosi riproduttiva sicuramente ridotta. Per questi pazienti è necessario approfondire lo studio ultrastrutturale nemaspermico tramite microscopia elettronica a scansione. Attraverso metodi di analisi biochimica del plasma seminale, inoltre, è possibile valutare la presenza di un difetto di attività antiossidante nel plasma seminale, responsabile di numerosi danni agli spermatozoi, quali la perossidazione lipidica di membrana, l’eccesso di Zinco nei ponti disolfuro delle protamine e la già citata frammentazione del DNA. Questi fenomeni contribuisconoa a ridurre la capacità fecondante ed aumentano il rischio di abortività e poliabortività dopo le tecniche di riproduzione assistita.
Al fine di approfondire la ricerca sulle cause di infertilità maschile, stiamo portando avanti uno studio sulla funzione mitocondriale negli spermatozoi umani, sia in condizioni basali sia in presenza di varie patologie andrologiche ed anche in relazione all’età maschile.
I risultati preliminari dei nostri studi, condotti in collaborazione con l’Università del Salento e con l’Università di Siena, sono stati pubblicati dall’International Journal of Andrology.


In conclusione, l’Andrologia in generale, ed il Laboratorio Andrologico in particolare, devono essere considerati, oggi più che mai, come una branca specialistica ed indipendente. La corretta valutazione del partner maschile, grazie anche alla tecnologia informatica, rende sempre più possibile ottenere gravidanze insorte naturalmente e, nel caso sia indispensabile ricorrere a metodiche di Procreazione Medicalmente Assistita, permette di poter disporre di gameti maschili migliori dal punto di vista morfologico e funzionale.

AUTORI:
L. Coppola, G. Barone, L. Caputo, D.D. Montagna, S. Pinto Provenzano, I. Ortensi, G.A. Coppola, V. D’Orazi, G. Presicce, G.L. Petrachi, A. Valdiserri

Centri associati di Fisiopatologia e Criobiologia della Riproduzione Umana
Centro Medico Biologico Tecnomed - Università del Salento - Nardò (LE),
Casa di Cura Salus – Brindisi,
Casa di Cura Fabia Mater – U.O. di Microchirurgia Generale - Sapienza Università di Roma


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