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Sterilità di Coppia: quando la cicogna tarda ad arrivare

Sterilità di Coppia: quando la cicogna tarda ad arrivare.
Analizziamo il problema dell’infertilità di coppia e le soluzioni oggi disponibili.

di LAMBERTO COPPOLA
 

In Italia si calcola che oltre il 20% delle coppie ha problemi riproduttivi. Nonostante un così grande numero di coppie interessate, la sterilità resta un problema vissuto in solitudine, spesso senza parlarne neanche con parenti o amici più stretti. La sterilità viene vissuta come "punizione" o come una sorta di "diversità" che isola dagli altri. La sofferenza e la disperazione che la mancanza di un figlio può arrecare sono notevoli. Non sono pochi, infatti, i casi di depressione legati al mancato concepimento spontaneo.
 
Dimensione del problema
Una coppia fertile con un’età media di 25 anni e con una regolare attività sessuale, ha ogni mese 1 possibilità su 4 di concepire, vale a dire il 25%. Questo potenziale di fertilità diminuisce progressivamente con il passare del tempo, scendendo al di sotto del 5% nelle coppie in cui la donna ha superato i 43 anni. Questo significa che circa 9 coppie su 10 che cercano una gravidanza, al di sotto dei 30 anni, riusciranno a concepire nell’arco di un anno.
1 su 10, invece, non riuscirà nell’intento. A questo gruppo appartengono sia coppie sub-fertili sia coppie sterili.
 

Valutazione delle cause
Gli accertamenti richiesti dal medico specialista possono individuare in molti casi la probabile causa della sterilità o infertilità. Nel 10% delle coppie, però, non si riconoscono cause evidenti che possano spiegare la patologia riproduttiva.
Le statistiche dimostrano una par condicio di responsabilità maschile e femminile, vale a dire del 40% per l’uomo e 40% per la donna, mentre nel 20% si riconoscono patologie di entrambi, oppure di incompatibilità tra gli stessi.
I test proposti per individuare la causa specifica dell’infertilità dovranno essere mirati ad accertare, nella donna, la qualità dell’utero e delle tube di Falloppio, nonché i livelli ormonali e la capacità di ovulare; nell’uomo, invece, verrà valutata la produzione di spermatozoi dotati di una buona capacità fecondante. In entrambe si studia invece il potenziale di fertilità, vale a dire la possibilità procreativa specifica che ha la coppia in esame, nonché la compatibilità tra gli stessi partners.
 
Sterilità maschile: le cause
·         Ridotta conta di spermatozoi (Oligospermia): normalmente gli uomini producono almeno 20 milioni di spermatozoi per millilitro di liquido seminale (che è circa un sesto dell’eiaculato totale). Una quantità minore potrebbe causare infertilità, soprattutto se associata a scarsa qualità dei pochi gameti presenti;
·         La completa assenza di spermatozoi nell’eiaculato (Azoospermia): può essere causata da un difetto di produzione degli stessi da parte dei testicoli oppure da un’ostruzione o da un’assenza congenite delle vie deflusso dello sperma (epididimi, deferenti ecc.);
·         Ridotta motilità degli spermatozoi (Astenospermia): in tal caso gli spermatozoi sono incapaci di progredire nel muco cervicale ovulatorio per incontrare l’ovocita nella tuba di Falloppio;
·         Difetti nella forma (Teratospermia) per cui gli spermatozoi risultano incapaci di penetrare la superficie esterna dell’ovocita.
·         Problemi coitali per incapacità di eiaculare o per impotenza (assenza di erezione).
 
Sterilità femminile: le cause
·         Cause Ormonali: deficit di sviluppo dei i follicoli o alterazione dell’ovulazione;
·        Cause Tubariche: le trombe uterine possono essere danneggiate od ostruite e questa condizione impedisce l’incontro tra l’ovocita e lo spermatozoo;
·        Endometriosi: una condizione in cui la mucosa uterina (Endometrio) invade e danneggia i tessuti vicini coinvolti nella riproduzione;
·        Eccessiva densità del muco cervicale, che impedisce il passaggio dello spermatozoo e la sua migrazione fino alle tube dove incontra l’ovocita;
·        Presenza di anticorpi antispermatozoi nelle secrezioni genitali femminili, sostanze che distruggono i gameti maschili non appena entrano in contatto con la via genitale della donna;
·         Mancato impianto dell’embrione nell’utero.
 
Strategie terapeutiche
La fecondazione assistita non è il primo passo nel trattamento della sterilità!!! Ci sono altre possibilità come, ad esempio, i rapporti sessuali programmati sotto terapia con stimolatori dell’ovulazione e monitoraggio ecografico del follicolo. In verità, però, la scelta terapeutica del medico dipende principalmente dai risultati degli accertamenti specialistici effettuati. I farmaci per la fertilità associati a rapporti programmati, infatti, non saranno d’aiuto ad una coppia in cui la sterilità è dovuta ad un’ostruzione delle tube di Falloppio; solo un intervento disostruttivo, infatti, o la fecondazione assistita extracorporea potranno essere risolutivi in questo caso.
La gamma di scelte è ampia e dipende molto dalla diagnosi. In ogni caso, se si ritiene appropriata la fecondazione assistita, le metodiche disponibili vanno dall’induzione dell’ovulazione (con farmaci per la fertilità), all'inseminazione intrauterina (IUI), intratubarica (ITI), intraperitoneale (IPI) con o senza superovulazione, alla fecondazione in vitro (FIVET), al trasferimento intratubarico dei gameti (GIFT), al trasferimento intratubarico dello zigote (ZIFT) o dell’embrione (TET), alla fecondazione microassistita (ICSI). Allo scopo possono essere utilizzati spermatozoi sia freschi, cioè raccolti al momento della fecondazione, sia congelati in azoto liquido a -196°C, sia quelli estratti chirurgicamente dal testicolo qualora il partner presenti azoospermia (assenza di spermatozoi nel liquido seminale). In quest’ultimo caso il tessuto testicolare può essere congelato e utilizzato, se possibile, per più tentativi di fecondazione microassistita (CRIO - TESE).
 
Induzione dell’ovulazione
L’intento della induzione dell’ovulazione è quello di stimolare le ovaie a produrre uno o più ovociti e permettere che si ottenga una fecondazione con rapporto naturale.
Le donne più adatte a questo trattamento sono affette da alterazioni ormonali e/o da una condizione nota come sindrome dell’ovaio policistico (PCOS). Determinante per la riuscita del trattamento è che i rapporti siano programmati, in modo da coincidere con l’ovulazione ottenuta con i farmaci (Fecondazione Naturale Assistita: FNA). Il controllo della risposta alla terapia mediante il monitoraggio ecografico ed endocrino è una parte fondamentale del programma terapeutico per ottenere il massimo delle possibilità di successo e con il minimo rischio.
La possibilità media di riuscita dopo un ciclo di trattamento, per coppie con età della donna inferiore a 35 anni, varia dal 15 al 25%, in relazione soprattutto all’esperienza del Centro e degli operatori, alla capacità fecondante del partner maschile ed, infine, al tipo di farmaco utilizzato.
Al di sopra dei 35 anni, come succede in natura, questo potenziale di fertilità ovviamente diminuisce.
La risposta ovarica alla stimolazione gonadotropica non è quindi costante in tutte le donne e presenta importanti variazioni individuali che possono essere valutate con una attenta analisi clinica della paziente, secondo le caratteristiche descritte nella seguente tabella:
 
Inseminazione artificiale
Studi recenti sull’inseminazione artificiale dimostrano che i risultati migliori si ottengono quando essa coincide con l’ovulazione indotta con terapia ormonale. Tuttavia è importante che il medico che pratica l’induzione dell’ovulazione controlli la terapia medica e la risposta della stessa con un accurato monitoraggio ecografico ed endocrino, in modo da assicurarsi che non maturino più di tre follicoli nell’ovaio, diminuendo così il rischio di gravidanza multipla.
A tal proposito è utile rammentare che anche per questi casi oggi abbiamo a disposizione nuovi farmaci per l’induzione dell’ovulazione che ci permettono di ottenere migliori risultati con il minimo rischio. Quando si è prossimi alla ovulazione, un campione di seme fresco o preventivamente crioconservato viene opportunamente preparato, lavato e capacitato con particolari metodologiee quindi opportunamente posto, con un sottile, non traumatico e comodo catetere, sul fondo dell’utero della partner (IUI), o/e in una delle trombe uterine (ITI) o/e direttamente nella cavità addominale, posteriormente all’utero (IPI).
La tecnica è nota come inseminazione ma, affinché la fecondazione abbia luogo nel suo ambiente naturale, almeno una delle trombe dev’essere pervia e sana. È importante, inoltre, che la conta degli spermatozoi nel partner risulti nei limiti accettabili per tale procedura e che i gameti maschili siano dotati di una capacità fecondante e fertilizzante normale.
 
Fasi dell’inseminazione intrauterina (IUI):
  1. Terapia medica per indurre la maturazione follicolare
  2. Monitoraggio ecografico transvaginale e, se necessario, endocrino del trattamento per controllare la crescita dei follicoli, personalizzarne la dose dei farmaci e prevenire gli eventuali effetti collaterali;
  3. Il campione di sperma, ottenuto il giorno dell’ovulazione, viene preparato nel laboratorio di andrologia con le particolari procedure che ne migliorano la qualità e la capacità di fecondazione prima di essere iniettato (Swim-up, Swim-up da pellet, Percoll o Minipercoll, centrifugazione e lavaggio ecc.);
  4. Monitoraggio e sostegno della fase luteinica
  5. Test di gravidanza mediante determinazione plasmatica della Beta HCG.
 
La Fecondazione in Vitro
La fecondazione in vitro è probabilmente la procedura di fecondazione assistita più largamente utilizzata nel mondo. In parole semplici, la Fivet consiste nella raccolta per aspirazione ecoguidata (con l’aiuto di un ecografo) di più ovociti dall’ovaio, i quali (massimo tre ovociti) vengono messi a contatto in provetta con spermatozoi del partner. Gli embrioni ottenuti vengono quindi trasferiti nell’utero sperando nel loro attecchimento che in genere avviene nel 25% dei casi in cui la donna abbia un’età inferiore ai 35 anni e se non esistono nei partners condizioni cliniche particolari che possano ridurre i risultati .
Anche se la Fivet è stata sviluppata per trattare coppie la cui sterilità è conseguente a danno tubarico, la tecnica è risultata molto utile in pazienti affette da endometriosi, ipofertilità maschile di lieve entità e perfino nei casi di sterilità idiopatica, vale a dire in quel 10% delle coppie in cui non si riesce a fare una precisa diagnosi sulla causa che ha determinato l’assenza di una gravidanza spontanea. In questi casi la metodica può alcune volte addirittura aiutare a capire la causa della sterilià.
 
Vediamo ora le varie fasi della FIVET
  1. Somministrazione di analoghi dell’ormone rilasciante le gonadotropine endogene (GnRHa) per sopprimere l’attività di tutti gli altri ormoni (iniezioni o spray nasale), generalmente per due settimane prima della somministrazione di gonadotropine esogene e successivamente per ulteriori 10-14 giorni a seconda della risposta. Alcune volte per questo scopo si preferisce l’utilizzo di farmaci antagonisti del GnRH, che al contrariio dell’analogo, vengono somministrati verso la fase finale della stimolazione farmacologia di un ciclo naturale.
  2. Somministrazione di gonadotropine (FSH e/o HMG) per stimolare la crescita dei follicoli ed indurre l’ovulazione.
  3. Monitoraggio del trattamento, per misurare la crescita dei follicoli, individuare la dose terapeutica e prevenire gli eventuali effetti collaterali dell’iperstimolazione ovarica:
    1. Attraverso l’ecografia ovarica transvaginale (eseguita più volte durante un ciclo di trattamento);
    2. Attraverso il dosaggio del 17 beta Estradiolo su campione di sangue.
  4. Prelievo ecoguidato transvaginale e raccolta degli ovuli (PICK UP), in analgesia, dopo circa 36 ore dalla somministrazione dell’ormone HCG, necessario per indurre la maturazione ovocitaria stessa. Tale intervento dura dai 10 ai 30 minuti a seconda della difficoltà.
  5. Il campione di sperma, ottenuto lo stesso giorno del prelievo ovocitario o precedentemente criopreservato, viene opportunamente preparato nel laboratorio andrologico;
  6. Fecondazione: i 3 ovociti idonei alla fecondazione e gli spermatozoi vengono preparati e tenuti assieme per circa 16-18 ore e quindi esaminati al microscopio invertito per valutare l’avvenuta fertilizzazione. Gli eventuali ovociti in eccesso, su richiesta della coppia, possono essere criopreservati se presentano caratteristiche morfologiche idonee, altrimenti verranno eliminati. Gli zigoti, se ottenuti, sono mantenuti in coltura per altre 12-24 ore.
  7. Trasferimento nell’utero degli embrioni 2 o 3 giorni dopo la fecondazione. Gli embrioni, nel caso della FIV-ET, vengono trasferiti nell’utero.
  8. Test di gravidanza dopo 13 giorni dal Pick-Up e, comunque, dopo 10 giorni dal loro trasferimento.
 
Trasferimento intratubarico dei gameti
La Gift differisce dalla Fivet per il fatto che gli ovociti prelevati dall’ovaio vengono trasferiti nella tuba quasi immediatamente dopo il prelievo insieme ad un piccolo campione di spermatozoi opportunamente preparati e capacitati. Gli operatori hanno appena il tempo di esaminare gli ovociti, sceglierne non più di tre e aggiungervi gli spermatozoi prima di riporli, separati da solo una bolla d’aria, nella tuba di Falloppio. Così, a differenza della FIVET, la fertilizzazione non avviene in vitro (cioè in laboratorio), ma nel suo ambiente naturale, vale a dire nella tromba uterina, di conseguenza non può essere studiata ed esaminata dagli operatori, così come non si può studiare e valutare la crescita degli embrioni.
Per poter effettuare la GIFT non è più necessario effettuare una laparoscopia (o celioscopia) in anestesia generale allo scopo di visualizzare le ovaie, l’apparato tubarico, prelevare gli ovociti e trasferire i gameti. In alternativa si può effettuare, in modo più semplice ed ambulatoriale, alla GIFT RETROGRADA (GIFTr) in cui gli ovociti vengono prelevati come per la FIVET per via ecografica transvaginale ed i gameti trasferiti per via ascendente utilizzando particolari cateteri che permettono l’incannulamento delle trombe uterine per via transcervicale (senza quindi ricorrere alla laparoscopia).
La Gift, come del resto anche la Fivet, ha dimostrato di essere una tecnica di fecondazione assistita abbastanza efficace e, poiché essa non richiede fecondazione extracorporea in laboratorio e manipolazione degli embrioni, è comunemente accettata dalla dai medici cattolici e dalle coppie con riserve etiche sulla liceità religiosa di tali tecniche.
In ogni caso, poiché nel caso della GIFT la fecondazione ha luogo nelle tube di Falloppio, è essenziale che ci sia una regolare e perfetta pervietà di almeno una di esse.
Tale metodica ha dimostrato la sua utilità in coppie con sterilità idiopatica e in casi di endometriosi lieve, sempre ammesso che la funzionalità tubarica sia normale.
 
Trasferimento intratubarico dello zigote
La ZIFT è una tecnica molto simile alla Gift; differisce per il fatto che vengono trasferiti in tuba gli zigoti e non i gameti (cioè gli ovociti e gli spermatozoi). Il trasferimento degli zigoti richiede la fecondazione extracorporea come per la Fivet; solo le fasi successive sono simili al Gift, per cui è necessario che le pazienti che si sottopongono a tale procedura debbano avere le tube pervie. Quindi con questa metodica è possibile avere notizie sull’interazione tra i 2 gameti ma non il successivo sviluppo embrionario. Alcuni specialisti hanno ottenuto buoni risultati con la Zift in donne di età superiore ai 35 anni. I vantaggi della Zift sono gli stessi della Fivet per la possibilità di verificare il processo di fecondazione, mentre la presenza dello zigote nella tuba, suo ambiente naturale, secondo alcuni permetterebbe una migliore possibilità di attecchimento.
Come nel Gift oggi non si ha più lo svantaggio di dover praticare una laparoscopia (quindi con una degenza ospedaliera un po’ più lunga), perché il trasferimento viene praticato per via retrograda (ZIFTr). Quando invece degli Zigoti si preferisce trasferire in tuba con le medesime modalità embrioni a 4 - 8 cellule si parla di TET (Embrio Tubal Trasfer).
La terapia medica e la fase di monitoraggio nel caso della Zift e della Tet sono quelle già descritte per la Fivet (fasi 1 e 2).Lo stesso dicasi per la procedura di fertilizzazione extra-corporea in laboratorio.
 
Fecondazione microassistita
Nell’ultimo decennio le tecniche di fecondazione microassistita (o micromanipolazione) sono state accolte come una rivoluzione ed hanno offerto una soluzione valida perfino nei casi più complessi di sterilità maschile. Laddove in passato gli andrologi non avevano da offrire altro se non il consiglio di adottare un bambino o quello di ricorrere all’inseminazione eterologa a tutte quelle coppie in cui la sterilità risultava essere determinata da alterazioni gravi dello sperma, oggi la presenza di queste tecniche di microscopia offre una reale soluzione terapeutica.
Le differenti procedure si basano sull’uso di potenti microscopi e di sofisticati micromanipolatori, mediante i quali è possibile, tenendo un singolo ovocita umano all’estremità di una sottile pipetta aspirante, penetrarlo con un microago circa sette volte più sottile di un capello.
Nella fecondazione normale un singolo eiaculato di liquido seminale può contenere più di 200 milioni di spermatozoi vitali, ma solo pochi decine di essi raggiungeranno l’ovocita rilasciato nelle tube di Falloppio e saranno in grado di fecondarlo. Gli uomini con conta di spermatozoi inferiore a 5 milioni possono essere a rischio per una soddisfacente riuscita della terapia andrologica, per cui in tali circostanze e sempre quando è impossibile ottenere un risultato spontaneo, grazie a questi nuovi metodi di micromanipolazione è possibile ottenere la fecondazione.
Nella ICSI (IntraCytoplasmatic Sperm Injection) un singolo spermatozoo, anche se estratto direttamente dal testicolo, viene iniettato con un microago direttamente nel citoplasma dell’ovocita, attraverso la zona pellucida. Una volta ottenuta la fertilizzazione e trasferiti gli embrioni formati nell’utero, i tassi di gravidanza e di bambini nati sono pari a quelli della Fivet (in alcuni casi anche più alti).
Naturalmente anche se oggi è possibile utilizzare un unico e singolo spermatozoo per la fecondazione è comunque importante sempre capire perché il partner maschile è affetto da infertilità e soprattutto è importante migliorare quanto più possibile la qualità dei pochi gameti maschili disponibili nell’eiaculato o nel testicolo.
È necessario, quindi, che il partner maschile venga comunque sottoposto a visita andrologica, agli accertamenti necessari e alla terapia di preparazione alle tecniche di riproduzione microassistita.
Queste tecniche di micromanipolazione sono ora applicate per trattare la sterilità, non solo in uomini che producono spermatozoi alterati, ma anche in quelli che non ne producono affatto, a causa di un’ostruzione o di altre patologie del testicolo non trattabili con la terapia medica o chirurgica andrologica. Attualmente, con una tecnica sviluppata in USA e nota come Micro Aspirazione Epididimaria di Spermatozoi (MESA) è possibile ottenere un piccolo campione di seme dall’epididimo del partner maschile ed utilizzare le cellule così ottenute per la fecondazione microassistita.
In altri casi gli spermatozoi possono essere estratti direttamente dal testicolo per via chirurgica (TESE) o meglio microchirurgica (MICRO TESE) con l’ausilio del microscopio operatore e/o del Varioscopio, ed infine anche mediante agoaspirazione (TESA).
Una volta ottenuti gli spermatozoi mediante le suddette tecniche, questi possono essere crioconservati e, in base al numero di gameti maschili disponibili, essere utilizzati per una o più procedure di PMA nella partner femminile.
Le coppie sterili per le quali è indicata una tecnica di micromanipolazione devono essere attentamente selezionate (pazienti con gravi patologie dello sperma, per esempio), in quanto spesso riferiscono numerosi fallimenti con la Fivet. Il partner femminile, naturalmente, si deve sottoporre di routine alla procedura di induzione dell’ovulazione e al prelievo degli ovociti, ed il maschio deve fornire un campione di sperma, a meno che non sia indicata l’aspirazione dall’epididimo o dal testicolo. Determinanti per il successo delle diverse metodiche sono la preparazione e la selezione degli spermatozoi, che vengono effettuate con un processo di lavaggio e creando un gradiente di concentrazione. Questi metodi di preparazione del seme consentono di adoperare campioni altrimenti inutilizzabili.

 
Possibilità di successo e rischi della fecondazione assistita
Poiché tutti questi metodi di fecondazione assistita offrono complessivamente una possibilità di avere un bambino che varia dal 15% al 25% per ogni ciclo di trattamento a seconda dell’età della donna e della patologia di base che ha determinato la sterilità, il rischio maggiore per chi si sottopone alla tecnica può essere certamente la DELUSIONE.
Il successo del singolo trattamento in una paziente che ha superato i 40 anni è minore rispetto a quello previsto per una donna con un’età compresa tra i 20 e i 30 anni. Lo stesso vale per le pazienti affette da PCOS o Endometriosi, o per gli uomini in cui non si ritrovano spermatozoi nel liquido seminale per carenza produttiva primitiva da parte del testicolo rispetto a coloro che invece hanno una occlusione delle vie di deflusso. In questi ultimi casi inoltre hanno maggiore possibilità di successo i soggetti i cui spermatozoi sono stati prelevati dal deferente rispetto a quelli il cui il prelievo è avvenuto dall’epididimo.
 
Per questi motivi sosteniamo da sempre l’importanza di sottoporre il partner maschile a consulenza andrologica preliminare e, se bisogna estrarre gli spermatozoi dell’apparato genitale, ricorrere, come già abbiamo detto, al prelievo microchirugico.
Alcuni studi comunque dimostrano come le possibilità di gravidanza aumentino con cicli ripetuti e possano avvicinarsi a quelle di una gravidanza spontanea.
 
I rischi invece direttamente associati ai trattamenti attualmente disponibili sono pochi. Il rischio più comune è rappresentato dalla gravidanza multipla, al massimo trigemina, associata al basso peso neonatale e dalla aumentata incidenza di abortività.
Inoltre, si deve aggiungere, che la possibilità di avere malformazioni cromosomiche, congenite o di altro tipo non è prevedibile all’atto dell’inseminazione o del trasferimento degli embrioni, e che tale complicanza può essere diagnosticata solo con le opportune indagini prenatali (villocentesi, amniocentesi, ecografia morfologica, dosaggi di markers ecc.)
L’effetto indesiderato più conosciuto della stimolazione è dato dalla Sindrome da Iperstimolazione Ovarica (OHSS) che può insorgere come effetto della terapia medica somministrata nelle fasi che precedono il prelievo degli ovociti. Le gonadotropine possono indurre in alcuni soggetti predisposti una stimolazione imprevedibile ed eccessiva delle ovaie, che si ingrandiscono in modo smisurato, producendo liquido che si accumula in addome e talora nel torace, con conseguente necessità di ospedalizzazione. Per evitare questo rischio, così come quello della gravidanza multipla, la terapia medica ed i suoi effetti sull'ovaio devono essere continuamente controllati e monitorizzati sia mediante lo Studio Ecografico dei Follicoli, ma anche mediante il contemporaneo dosaggio dell’ormone Estradiolo che al momento della somministrazione della HCG non deve superare determinati livelli di rischio valutati individualmente in base all’età. Una delle condizioni predisponesti alla OHSS è la Sindome dell’Ovaio Micropolicistico (PCOS), per cui in questi casi il medico sarà molto cauto ed attento nel somministrare i farmaci.
Infine, come in tutte le tecniche chirurgiche, raramente si possono avere delle complicanze operatorie (emorragie interne) o legate agli effetti dell’anestesia generale. Tali effetti collaterali sono naturalmente dominabili grazie all’ esperienza e alla perizia degli operatori e nelle varie statistiche nazionali ed internazionali incidono in minima parte, non avendo quasi mai determinato inabilità irreversibile.
Non sono descritte malformazioni o malattie congenite direttamente legate alle tecniche di riproduzione assistita, anche perché le coppie vengono preliminarmente selezionate ed esaminate mediante approfonditi esami genetici pre-concezionali e alle stesse coppie, una volta ottenuta la gravidanza, viene vivamente consigliata la diagnosi prenatale.
 
Consulenza psicologica alla coppia
Presso il nostro Centro viene assicurata una consulenza psicologica a tutte le coppie che si sottopongono a fecondazione assistita. Per molte di esse, infatti, le frustrazioni per la mancanza di un figlio hanno già comportato notevoli tensioni e, pertanto, riteniamo necessaria la presenza nell’equipe una giuda ed un aiuto qualificato che possa aiutare le persone che si rivolgono a noi in un periodo così difficile. Portare a termine un ciclo di trattamento di procreazione medicalmente assistita non è sempre facile e, come dimostrano le statistiche, il successo non può essere garantito. Persino quelle coppie che hanno ottenuto la gravidanza possono ancora provare l’amara delusione di un aborto.
In tutti questi casi è certamente necessario un sostegno psicologico che affianchi il nostro lavoro medico-bioogico.
 
Conclusioni
Come da sempre abbiamo sostenuto, ed in ottemperanza al concetto di gradualità terapeutica oggi previsto dalla Legge 40/2004, oggi bisogna giungere alle tecniche di procreazione assistita qualora le alternative medico chirurgiche adottate non abbiano dato gli effetti sperati, nonché quando siano compromesse le reali possibilità di procreare in modo naturale con un tempo ragionevolmente breve ed in relazione all’età riproduttiva della specifica coppia giunta alla nostra osservazione.
Ciò per evitare il rischio che queste tecniche vengano utilizzate in modo improprio ed esagerato da chi ha voluto creare una vera e propria industrializzazione nel settore, sfruttando la debolezza psicologica di chi, privato della naturale capacità di concepire, è in preda a continue frustrazioni.
 
Andrologo e Ginecologo


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