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VASECTOMIA: soluzione sicura e reversibile...

Articolo tratto da

 

ioUomo Anno I - n. 1 Giugno 2007

Rivista di informazione, educazione e prevenzione andrologica

A cura della Società Italiana di Andrologia

 

La pratica della vasectomia è considerata il metodo contraccettivo maschile più efficace e sicuro, nella gamma di quelli a lungo termine. L’intervento è molto semplice e consiste nel taglio e nella legatura dei dotti deferenti dell’uomo, tubicini in cui viaggiano gli spermatozoi prima di mescolarsi al liquido spermatico. Dopo l’operazione l’uomo diventa sterile, poiché il suo liquido seminale non può essere raggiunto dagli spermatozoi, tuttavia la pratica non inibisce a nessun livello l’erezione del pene o il raggiungimento dell’orgasmo nell’uomo, come a volte temono i pazienti. La vasectomia è un intervento di piccola entità, sicuro e poco traumatico.

 

UN PO’ DI STORIA - Da punizione ad anticoncezionale

Le differenti tipologie di sterilizzazione esistenti sono distinguibili principalmente in base alla loro finalità. La storia ha spesso documentato il ricorso a forme di sterilizzazione effettuate non per esigenze cliniche o contraccettive, ma inflitte sulla base di diverse motivazioni. Nel passato il termine “sterilizzazione”  evocava atrocità e punizioni; si ha notizia di interventi di sterilizzazione punitiva inflitta ai prigionieri politici, comminata come pena verso persone colpevoli di delitti sessuali o

prescritta come prevenzione contro criminali recidivi ritenuti pericolosi per la società. Nel 1899, Albert Ochsner, futuro  “Professor of Surgery” all’Università dell’Illinois, pubblicò un articolo dal titolo “Surgical Treatment of Habitual Criminals”, in cui elencava i benefici che la società avrebbe tratto dalla sterilizzazione dei criminali mediante vasectomia.

Nella storia più recente, si è poi registrato il ricorso ad una forma di sterilizzazione detta eugenia il cui scopo era il miglioramento della “razza“ e che è stata condannata come crimine contro l’umanità.

La sterilizzazione curativa o terapeutica, tesa cioè a salvaguardare la salute del soggetto, non ha mai suscitato particolari problemi di natura etica. Inoltre, quando il fine perseguito è la regolazione delle nascite o l’impedimento della generazione non dettati da ragioni terapeutiche, si parla di sterilizzazione contraccettiva o anticoncezionale. Quest’ultima è una pratica piuttosto recente che ha cominciato a diffondersi a partire dagli anni ’50 del secolo scorso e si è andata estendendo sempre più rapidamente negli ultimi decenni. Alcuni Stati e organizzazioni internazionali hanno utilizzato questo atto

medico per contenere l’incremento demografico in Paesi con elevati tassi di natalità, rendendo questa

modalità di sterilizzazione particolarmente diffusa nel sud del mondo, come successe per esempio in India negli anni ’70.

 

L’ENTITÀ DEL FENOMENO

Le stime mondiali sulla vasectomia parlano di 42-60 milioni di uomini sterilizzati e del 5% delle coppie in età riproduttiva che hanno scelto questo metodo di contraccezione definitivo.

La pratica è particolarmente diffusa in Nuova Zelanda (23% della popolazione maschile), Stati Uniti, Olanda, Corea del Sud (11%), Australia (10%), Cina (8%), India e Gran Bretagna (7%), e i più favorevoli sono gli uomini fra i 35 e i 45 anni di età. Negli USA circa 500.000 uomini si sottopongono ogni anno a sterilizzazione chirurgica ogni anno, mentre in Cina, dove la popolazione rappresenta un quinto di quella mondiale, oltre il 50% delle coppie ha un partner sterilizzato con un rapporto uomo/donna, fino a qualche anno fa, di 1 a 3. L’avvento di una nuova tecnica di vasectomia senza bisturi ha portato in questo Paese ad un sovvertimento di tale rapporto: gli uomini si sottopongono con maggiore frequenza a tale procedura ed ora il rapporto uomo/donna è di 5 a 1.

 

IL CASO ITALIANO

In Italia il ricorso alla vasectomia è molto limitato rispetto ad altri Paesi europei ed è soprattutto svantaggiato dall’assenza di una legislazione chiara in merito. Nel nostro Paese, come in altri a forte maggioranza cattolica, l’accostamento della medicina ai meccanismi riproduttivi  dell’uomo viene spesso letto come un’interferenza con la natura con tutte le complicazioni etiche che ne derivano.

È inoltre difficile stabilire l’incidenza di vasectomie nel nostro Pease. Sul database on-line del Ministero della Salute emergono dati molto interessanti ma piuttosto incompleti. Essi dimostrerebbero che in Italia, dal 1999 al 2003, sono stati effettuati 1145 interventi di vasectomia ma solo 400 di sterilizzazione maschile.

Tuttavia si è assistito ad un cambiamento di valutazione verso questo intervento, che dall’essere considerato come una mutilazione grave ed invalidante è oggi riconosciuto quale diritto individuale. Oggi l’orientamento giurisprudenziale italiano, grazie all’abrogazione della norma che proibiva la sterilizzazione e la legittimità della vasectomia sancita da importanti sentenze giuridiche, tende a ritenere pienamente lecita la sterilizzazione consensuale.

Ciononostante manca ancor oggi, nel sistema normativo, una regolamentazione organica di questa attività medico-chirurgica, benché vari progetti di legge siano stati presentati in proposito.

 

CHI LA SCEGLIE

La sterilizzazione chirurgica rappresenta, sia per l’uomo sia per la donna, uno dei metodi contraccettivi più diffusi nel mondo. Solo negli Stati Uniti circa 4 milioni di uomini e 10 milioni di donne si sono sottoposti ad intervento di sterilizzazione. Tra le ragioni che inducono la coppia ad optare per la sterilizzazione femminile, che avviene tramite la chiusura delle tube, vi è la comodità di abbinare la procedura ad un parto in ospedale ed il rifiuto da parte dell’uomo di sottoporsi a vasectomia per il timore di possibili (quanto infondati) effetti collaterali, primo fra tutti il timore di un calo del desiderio o una diminuzione delle prestazioni sessuali. Di contro, le coppie che decidono di ricorrere alla vasectomia sono spinte da altri fattori, quali una forte motivazione psicologica alla sterilizzazione da parte dell’uomo, la maggiore semplicità ed economicità dell’intervento,  la scarsa incidenza di complicazioni, le limitazioni mediche o psicologiche alla contraccezione femminile.

 

COME FUNZIONA

Numerose sono le tecniche di vasectomia attuate e proposte nel corso degli ultimi 50 anni. Attualmente va affermandosi sempre di più la “No Scalpel Vasectomy” (NSV, vasectomia senza bisturi), ideata e messa a punto in Cina nel 1974 e introdotta negli Stati Uniti nel 1985. Si tratta di una tecnica di semplice esecuzione, che presenta numerosi vantaggi come la minore invasività,  l’assenza di un’incisione scrotale cruenta, la velocità di esecuzione e la rarissima incidenza di complicanze. Durante la NSV, il chirurgo individua i dotti deferenti attraverso la cute scrotale e, dopo aver infiltrato un anestetico locale, effettua una piccola incisione incruenta con una forbice,  attraverso cui estrae il deferente e procede alla sua sezione.

Bisogna precisare che l’uomo non diventa sterile immediatamente dopo l’intervento: dopo l’operazione,  restano sempre alcuni spermatozoi attivi nel liquido seminale: il risultato definitivo si ottiene dopo circa 90 giorni e deve essere confermato da almeno 3 spermiogrammi consecutivi, suggeriti a 16 settimane e 24 eiaculazioni dall’intervento. Durante questo lasso di tempo il paziente e la partner dovranno adottare metodi contraccettivi ausiliari.

Esiste una remota possibilità che l’operazione fallisca (meno dell’1 %) e che quindi la partner del paziente possa rimanere incinta dopo il normale periodo di tre mesi, che si considera a rischio. Ciò accade se i dotti non vengono bloccati completamente durante l’intervento o, in casi ancor più rari, se le estremità tagliate del dotto si uniscono da sole, o un’apertura si allarga in modo tale da far passare lo sperma. Se dallo spermiogramma risulta una presenza di spermatozoi vitali a sei mesi dall’intervento, quest’ultimo si considera non riuscito.

 

LE COMPLICANZE: LIEVI E RARE

Non esistono particolari controindicazioni all’intervento di vasectomia, ma alcune situazioni cliniche rendono l’intervento rischioso, come l’ipersensibilità alla somministrazione di anestetici locali oppure la presenza di infezioni locali o sistemiche, di segni o di sintomi di malattie sessualmente trasmissibili, di masse testicolari sospette.

Vi sono inoltre alcune patologie che aumentano il rischio di fallimento o rendono difficoltosa la performance chirurgica, come pregressi traumi scrotali, voluminoso idrocele, varicocele, pregressi interventi di orchidopessi e ernia inguinale.

Le complicanze immediate, post-chirurgiche, che possono insorgere sono di lieve entità e comuni a ogni intervento, vale a dire ematoma e infezione della ferita. Molto raramente possono presentarsi complicanze a distanza.

I medici hanno a lungo discusso sull’aumentato rischio di cancro prostatico, di tumore testicolare e di malattie cardiovascolari in seguito alla vasectomia, ma studi e analisi degli ultimi anni non hanno dimostrato l’esistenza di questa correlazione.

 

E CHI CI RIPENSA?

A differenza di quanto si possa immaginare la vasectomia non è irreversibile, specialmente quando vengono osservati tutti gli accorgimenti del caso. È stato osservato che circa il 10% dei soggetti sottoposto a vasectomia, per cause diverse, a distanza di tempo, decide di tornare indietro, richiedendo la ricanalizzazione dei deferenti per ripristinare la propria fertilità. In questo caso è necessario sottoporsi ad un intervento di microchirurgia: la vaso-vasostomia.

Esso consente di ricongiungere i due capi del deferente, assicurando una percentuale di successo che supera il 95%, a condizione che il chirurgo adoperi mezzi di ingrandimento (Microscopio Operatore o luops). Dopo 30-40 giorni si assiste alla comparsa di spermatozoi nel liquido seminale con il ripristino spesso completo della fertilità. Nel corso di questi interventi, al fine di poter offrire alla coppia maggiori garanzie per la procreazione, si esegue spesso il prelievo di spermatozoi con conseguente crioconservazione. Ciò consente di poter tentare eventuali fecondazioni assistite, qualora l’intervento microchirurgico si dimostri inefficace.

Tra i metodi di fecondazione assistita la più valida è sicuramente la ICSI, cioè l’iniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo nella cellula uovo della donna. L’uovo fecondato è quindi impiantato nell’utero. Con la nuova legge sulla fecondazione assistita, è possibile l’impianto massimo di tre cellule uovo fecondate. Le percentuali di successo variano, secondo l’età, dal 15 al 25%

 

AUTORI

Giovanni Andrea Coppola1, Aldo Franco De Rose2, Andrea Ortensi3.

1Servizio di Criobiologia della Riproduzione Umana TECNOMED c/o Casa di Cura FABIA MATER – Roma

2Urologo, Andrologo. Ospedale San Martino di Genova

3U.O. Microchirurgia Generale - Casa di Cura FABIA MATER – Università di Roma “Sapienza”


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